il progetto

A volte si ha una percezione delle cose che non corrisponde alla realtà. L’impressione è quella di vivere in un mondo fatto essenzialmente di parole, dove quelle scritte in particolare hanno un peso e un valore che nessuna azione o parola detta potrà mai avere. E’ come se le parole che diciamo, ascoltiamo, scriviamo e leggiamo occupino quasi per intero la nostra attenzione.

Uno studio dello psicologo Albert Mehrabian afferma, invece, che in una conversazione – uno dei momenti in cui si pensa di essere del tutto concentrati sul discorso – in realtà i movimenti del corpo (soprattutto le espressioni facciali) incidono per il 55% del contenuto comunicativo, l’aspetto vocale (volume, tono, ritmo) per il 38% e il valore semantico delle parole (il loro significato letterale) solo per il 7%. Di qui il nome del blog.

In altri termini Mehrabian ci dice il significato letterale delle parole che ascoltiamo ha un’incidenza in definitiva marginale nel quadro delle nostre esistenze, che è molto più importante il modo in cui le cose vengono dette del loro senso letterale.

Un’affermazione sorprendente in una società apparentemente fatta solo di parole. La materia di cui sono fatte le sacre scritture, le costituzioni, le leggi, i contratti, le lettere, gli sms, le bollette, gli assegni e gli estratti conto.

La psicologia ci dice, insomma, che le relazioni umane si tengono su due piani: uno di relazione consapevole e razionale, fatto di parole e numeri, e uno, in realtà preponderante, di cui abbiamo solo in parte consapevolezza, fatto di movimenti, atteggiamenti e suoni. Uno quindi basato su ciò che secondo alcuni storici da circa 70.000 anni distingue l’uomo sapiens dagli altri animali e l’altro, appunto preponderante, basato invece su ciò che da 200.000 anni (il momento in cui si ritiene siano comparsi i primi esemplari) accomuna l’uomo sapiens agli altri animali.

Di qui l’idea di una piattaforma di riflessione, confronto, e scambio di materiali sul linguaggio non verbale, sulla festa, sul ballo, sul potenziale politico del corpo e sui suoi bisogni, e quindi in definitiva anche sul ruolo e la dimensione politica del piacere, e su come questi potrebbero diventare consapevole strumento di cambiamento sociale.

Una piattaforma che cerchi di raccogliere e intersecare le linee di pensiero che su questi argomenti si sono sviluppate in ambito antropologico, psicologico, sociologico, filosofico, nelle neuroscienze, nelle scienze sociali, nel pensiero libertario, in quello femminista, insomma in tutti quei contesti che hanno provato ad immaginare una società più consapevole di tutti quegli aspetti della relazione interpersonale che non sono regolati unicamente dall’astrazione della parola ma cercano di tenere in considerazione anche la dimensione della qualità della relazione e del piacere nella vita sociale.

Lo spunto per un blog sul potenziale politico dei comportamenti deriva dai Dance Club, una pratica che ALDES ha avviato da circa un anno nel territorio lucchese. Si tende a pensare il ballo come un fenomeno unitario. In realtà i modi in cui le culture affrontano il ballo sono molto diversi. Ci sono luoghi in cui appena c’è musica, tutti si mettono a ballare e altri in cui ballare è qualcosa che proprio non si fa mai. In alcune culture il ballo è una pratica liberatoria, in altre è formalizzato e stilizzato, altre lo hanno circoscritto a momenti precisi e controllati della vita sociale. Poche cose sono comunque altrettanto capaci di strappare un sorriso a chiunque più della vista di qualcuno che balla con entusiasmo divertendosi davvero.


Comitato scientifico*:
Roberto Castello
Graziano Graziani
 
Coordinamento editoriale*:
Graziano Graziani
 
Redazione*:
Doralice Pezzola
 

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* hanno collaborato alle scorse edizioni:

– al Comitato scientifico: Andrea Porcheddu (2018), Francesca De Sanctis (2017), Dario La Stella (2017)
– al Coordinamento editoriale: Andrea Porcheddu (2018), Francesca De Sanctis (2017)
– alla Redazione: Margherita Dellantonio e Valeria Vannucci (2018) e Dario La Stella (2017)

Archivio

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Lice Dance Club

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Roberto Castello

Castello è probabilmente da ritenersi il più ideologicamente impegnato tra i coreografi che hanno fondato la danza contemporanea in Italia.
Nei primi anni ‘80 danza a Venezia nel “Teatro e danza La Fenice di Carolyn Carlson”, dove realizza le sue prime coreografie.
Nel 1984, è tra i fondatori di Sosta Palmizi.
Nel 1993 fonda ALDES.
Premio UBU nel 1986, nel 2003 e nel 2018 (“Il Cortile” / “Il migliore dei mondi possibili” / progetto ALDES).
Dal 1996 è curatore di varie manifestazioni e rassegne e, dal 2005 al 2015, è stato docente di coreografia digitale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.
A partire dal 2008, con ALDES, cura il progetto “SPAM! rete per le arti contemporanee” nella provincia di Lucca, ospitando residenze, una programmazione multidisciplinare di spettacoli, workshop, attività didattiche, incontri.
Nel 2017 crea e cura il blog “93% – materiali per una politica non verbale” una piattaforma di riflessione, confronto, e scambio di materiali sul linguaggio non verbale.
Durante la sua carriera, collabora, tra gli altri, con Peter Greenaway, Eugène Durif, Rai3 / Fabio Fazio e Roberto Saviano, Studio Azzurro.
www.aldesweb.orgwww.spamweb.it

Graziano Graziani

Graziano Graziani è nato a Roma. Oltre a essere uno dei conduttori di Fahrenheit (Radio 3), ha realizzato documentari e programmi per Rai 5. Collabora con «Lo Straniero», «Il Tascabile» e «Minima&Moralia». Scrive di teatro contemporaneo, come critico, o almeno ci prova. Ha pubblicato il romanzo Esperia (Gaffi, 2008), la Spoon River romanesca dei I sonetti der Corvaccio (La camera verde, 2011) e, per Quodlibet Compagnia Extra, l’Atlante delle micronazioni (2015) e Catalogo delle religioni nuovissime (2018).
https://grazianograziani.wordpress.com

Doralice Pezzola

Doralice Pezzola è laureata in Letteratura, Musica e Spettacolo all’università La Sapienza di Roma e diplomata presso la Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté e l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith. È un membro fondatore dell’associazione cinematografica Greve61, con la quale organizza laboratori e rassegne sul territorio romano, come il Cinecittà Film Festival. È sceneggiatrice di Tanabata di Riccardo Bolo (2012) e ha collaborato a Let’s go di Antonietta De Lillo (2013), Uno, nessuno di Daniele Vicari (2015) e Il flauto magico di piazza Vittorio di Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu (2018). Ha scritto per 93% – materiali per una politica non verbale, per cheFare, per la rivista di cinema Spaziofilm e scrive attualmente per la rivista di critica teatrale Le Nottole.

 

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