L’inevitabilità del cambiamento. Un pensiero

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di Fabrizio Arcuri

Centrale Fies, Dro (TN), Drodesera Festival, foto di Alessandro Sala (edizione 2019: XXXIX Ipernatural, 21/06>27/07)

Difficile dire in questo nuovo assetto qual è il ruolo dei festival in Italia.

Se dovessimo leggere l’intero sistema teatrale come un sistema concentrico su modello atomico o comunque in termini di vasi comunicanti tale per cui ogni segmento del sistema partecipa in modo funzionale alla strutturazione del sistema stesso in termini evolutivi, allora mi verrebbe da dire che qualcosa da qualche parte non funziona. I vasi non comunicano bene. Se invece volessimo leggere l’intero sistema in termini autoconservativi allora direi che qualcosa in più torna al di là del rischio di estinzione di ogni singolo segmento a seconda naturalmente delle temperie a cui è sottoposto.
Direi quindi che se il mondo dei festival è un segmento di un qualche sistema più che altro tenta di mantenere alcune caratteristiche che gli sono proprie in un panorama che però non lo considera più come bacino da cui attingere e dove eventualmente scoprire nuovi orizzonti possibili per la scena.

Non penso però che valga più la pena discutere se si stia peggiorando o meno. Adesso penso che sia il caso di affrontare l’inevitabilità del cambiamento e capire come possiamo ottenerne il meglio. 

Di fatto i festival continuano a intervenire sull’immaginario cercando di proporre nuovi formati e nuovi modelli che scardinando le convenzioni entrano in contatto con nuovi pubblici.
Sollecitano lo sguardo e l’atteggiamento dello spettatore cercando di dialogare con la contemporaneità e quindi con la complessità, spostando continuamente il punto di vista per restituire all’atto performativo il valore esperienziale. 
Costruiscono legami con altri territori seguendo il filo delle urgenze e inanellando parentele che deformano e rimodellano geografie.

Credo che ogni strategia adottata dai festival sia utile se volta alla ricerca di una necessità. Sentire la responsabilità di essere parte di un sistema e contribuire alla formazione di una comunità è, immagino, lo scopo principale di ogni festival; sia nel sostegno degli artisti che sentono questo come urgenza, sia nei confronti di chi individua nel teatro e nell’arte la possibilità di confrontarsi e di mettere in discussione le proprie posizioni.

 

Fabrizio Arcuri

Fondatore, direttore artistico e regista di tutte le produzioni di Accademia degli artefatti. 
Co-direttore artistico del Teatro della Tosse di Genova per il triennio 2011 – 2013 e consulente alla programmazione per il 2014/15.  Dal 2009 al 2012 cura il festival internazionale PROSPETTIVA per lo Stabile di Torino per il quale riceve il Premio Ubu nel 2011.  Dal 2009 è regista del Festival Internazionale delle Letterature di Massenzio. Dal 2006 idea ,fonda ed è direttore artistico del festival SHORTTHEATRE.  Ha lavorato come regista assistente di Luca Ronconi dal 2005 al 2008. Premio della critica 2010 con SPARA/TROVA IL TESORO/RIPETI.  Nel 2011, Premio Hystrio alla regia.  Nel 2012 regista per il Teatro Stabile di Torino di FATZER FRAGMENT di Bertolt Brecht , in coproduzione con Volksbune di Berlino. 
Nel 2013 produce per il Reaidenz Theatre di Monaco di Baviera SANGUE SUL COLLO DEL GATTO di Rainer Werner Fassbinder. Dal 2014 al 2017 è stato regista residente  del  Teatro di Roma (Teatro Argentina e Teatro India) realizzando due edizioni di RITRATTO DI UNA CAPITALE (aa vv) SWEET HOME EUROPA di Davide Carnevali, CANDIDE di Mark Ravenhill e RITRATTO DI UNA NAZIONE (aa vv). Dal 2014 e tutt’ora e’ regista residente del Css Teatro Stabile del Friuli di Udine per il quale realizza tra le altre cose la maratona Materiali per una tragedia tedesca di Antonio Tarantino. Dal 2016 è direttore artistico e coordinatore della Festa di Roma, la ventiquattr’ore del capodanno di Roma.