Ora tocca agli uomini costruire un altro mondo

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di Valeria Viganò

ph Nicola Tanzini

Il discorso è infinito. Sono trascorsi millenni eppure, pur se il mondo è un altro, stravolto nei secoli, immerso ora in una vorticosa modernità, l’atavismo del rapporto tra donna e uomo, basato sul patriarcato e la misoginia, ancora perdura. Ciò che rimane invariato, nonostante la più grande e perdurante rivoluzione del ventesimo secolo, il femminismo, è l’esercizio del potere maschile sulle donne. Un potere che si traduce in ogni forma di violenza, dalla più sottile alla più eclatante.
Nell’assunzione che il corpo delle donne sia la merce di scambio, di sopraffazione e umiliazione, lì, su quel corpo si abbatte la scure della grettezza o della rabbia. I gradi di orrore partono dal basso e poi salgono, aumentando la posta. L’orrore comincia negli occhi degli uomini che vedono il corpo femminile come una preda, poi passa nelle parole e negli epiteti, giunge alle mani che palpano, al pene che obbliga, all’arma che uccide. E cambia anche la ragione per cui si agisce il potere: piacere malato, pretesa dovuta, ubbidienza imposta, coercizione appagata, possesso totale, vendetta cieca. Per esercitare il potere occorre sempre il disprezzo dell’altra persona, l’altro è il nemico da annichilire. Ma nel caso del potere sessista, applicato dagli uomini contro le donne, il veicolo è il dileggiamento del loro corpo, che passa di generazione in generazione, in padri e madri, scuola di ogni ordine e grado, commissariati vari e aule di tribunale. I luoghi dove invece dovrebbero essere curati e eliminati la mancanza di rispetto e l’oltraggio contro le donne, e la giustificazione di atti maschili belluini (così li definisce Ingeborg Bachmann).
E a chi obbietta che ci sono donne che usano proprio il corpo come unico, a dir la verità, strumento di potere al contrario, cioè la concessione fisica come arma per ottenere ciò che vogliono, bene si può rispondere facilmente che quelle donne hanno accettato le regole di un gioco maschile che lo impone. Il patto è faustiano, insieme al corpo si vende l’anima al potere che lo compra. Le donne che accettano il do ut des sessuale perpetuano la cancellazione della propria dignità. Le donne che invece hanno il coraggio di rifiutare lo scambio pagano, sempre, hai voglia a dire denuncialo, quando spesso, nelle sedi preposte, subiscono altre umiliazioni, e quando non si hanno i soldi per pagare un avvocato.
Gli aiuti concreti per le donne nelle forme di assistenza giuridica e protezione, e la punizione di atti maschili di prevaricazione e violenza sono indispensabili e urgenti. Ma non bastano. Perché la guerra non è eminentemente giuridica, non è un processo penale estenuante, e l’aula di tribunale il luogo della liberazione dal potere maschile ma può rappresentare soltanto una forma di risarcimento quando il danno è compiuto. La violenza, grande o piccola, dalle molestie all’omicidio è nella testa degli uomini. Nel loro modo di ragionare, sentire, agire sempre in nome della propria acquisita potenza alla quale sono piacevolmente abituati e che si è sedimentata in loro. Ogni atto femminile che la scardina e la scoperchia viene vissuta come una minaccia allo status quo, alla propria sicurezza di ruoli e generi. Quando accade, e il privilegio finisce, il piacere dominatore è sottratto, la reazione dei detentori maschili può essere letale.
Eppure il corpo delle donne li ha fatti nascere, sembra che non se ne ricordino. Sembra che a un certo punto diventi cosa loro, ne diventino proprietari. Il femminismo ha dato alle donne consapevolezza di se stesse e del proprio corpo, ha dato diritti, ha dato spazio di azione. Adesso è giunta finalmente l’ora che siano gli uomini per primi a fare dei passi, che introiettino in fretta il concetto di uguaglianza nella differenza, proprio quello che fu l’esito di un filone di pensiero delle donne che aveva capito molto dell’essere umano. Sono loro che devono evolversi e avere nuovi occhi, nuove mani e un nuovo corpo. Sono loro che devono imparare dalle donne a costruire un altro mondo.

Valeria Viganò

Valeria Viganò, scrittrice, è nata a Milano ma vive a Roma da molti anni. Ha pubblicato, tra gli altri, Il tennis nel bosco (Theoria 1989), Prove di vite separate (Rizzoli 1992), L’ora preferita della sera (Feltrinelli 1995), Il piroscafo olandese (Feltrinelli 1999), Siamo state a Kirkjubaerklaustur (Neri Pozza 2004), La Scomparsa dell’Alfabeto (Nottetempo 2011). Ha scritto per molti anni su L’Unità, collabora con Il Sole 24 ore, scrive per il teatro e per la radio. E’ traduttrice. E’ chief editor de La Rivista Intelligente, web magazine. E’ docente di scrittura narrativa presso varie e prestigiose istituzioni culturali.