L’isola comincia a popolarsi

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di Roberto Castello e Francesca De Sanctis

ph Nicola Tanzini

La nostra “piccola isola” comincia, se non proprio a popolarsi, almeno ad essere frequentata. E così, in questo secondo numero di novantatrepercento.it sono venuti a trovarci altri “amici”: intellettuali, registi, drammaturghi intervengono nel dibattito lanciato circa un mese fa da questo blog, venuto alla luce proprio con l’idea di aprire uno spazio di riflessione sulla comunicazione non verbale nell’interazione fra le persone. Ciascuno dice la sua, con il proprio linguaggio e utilizzando i propri strumenti, contribuendo così ad arricchire una piattaforma che speriamo diventi presto un luogo di incontro da frequentare sempre più spesso.
Ad aprire questo numero è un appassionato e sacrosanto intervento di Massimo Bray (direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani e già ministro dei Beni, le attività culturali e il turismo) che richiama ad un uso onesto, non autoritario ed ecologicamente responsabile della parola come strumento per sviluppare ragionamenti e confronti, sottolineando però al tempo stesso come solo nell’incontro con i comportamenti le parole trovano piena conferma della loro integrità.
Seguono gli interventi di tre registi e autori teatrali molto diversi fa loro per indole e modalità di lavoro: Claudio Morganti, Massimiliano Civica e Enrico Castellani. Morganti introduce un tema che 93% intende riprendere e approfondire in futuro, il rapporto fra la dimensione non verbale, nella sua evanescente fugacità, e il presente. Il suo intervento si sofferma, infatti, sui nessi che intercorrono fra teatro e improvvisazione sviluppando un parallelo fra teatro e jazz.
Massimiliano Civica prosegue idealmente il ragionamento con un garbatissimo e divertente intervento su come a teatro – grazie all’aggiunta di uno sguardo o di una frase accentata in un certo modo – le parole possono assumere significati molto diversi da quelli che si potrebbero desumere dal testo scritto. Enrico Castellani, infine, chiude idealmente il cerchio partendo dal rapporto fra teatro e corporeità per arrivare attraverso molti passaggi a constatare la insopprimibile onestà dei corpi non solo in termini di comunicazione interpersonale, ma anche in termini di strettamente personali.
Per chi ha voglia di contribuire al dibattito o vuole darci dei suggerimenti sappiate che la nostra “piccola isola” può essere liberamente frequentata da tutti. E’ un luogo sempre aperto al confronto.